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Cap. 1: Paola

Come la nebbia grigia e opaca che,da queste parti,accompagna l’inverno,di rado qualche schiarita e poche ,lunatiche piogge,solo così le piaceva vivere: infagottate le emozioni sotto una coperta spessa,neanche un dito fuori e le energie da impiegare con calma,vagliando i pro e i contro,senza decisioni affrettate,poco rumore e nessun accidente. Non che il grigio fosse il colore che preferiva,anzi. Nata d’aprile,nel tempo in cui le stagioni avevano un loro fisso copione,ad una spettava la pioggia,ad un’altra il sereno,ad un’altra ancora l’afa, oppure il gelo,Lei soleva optare per abiti rosa, quel rosa carico dei rossetti da labbra o di certe vernici post-moderne e,così abbigliata,un po’ di trucco sugli occhi e un paio di orecchini,ingannava se stessa e le sue pacate ambizioni. Del resto aveva scoperto troppo tardi il fascino dei colori.Certi effetti d’arancio sulla pressione arteriosa o il giallo canarino per i cali d’umore,poco verde per non ingannarsi in un eccesso di speranza,un tocco di viola, data la superstizione ché,se un gatto nero le oltrepassava la strada,di notte era quasi certo che non dormiva. “Chissà cosa potrebbe succedere? Meglio se faccio qualche scongiuro!” Da ragazza invece guai ai colori! Vietato apparire,non si sa mai! “Non mi piaccio,non piaccio agli altri,non mi amano e quindi mi nascondo.” Ancora le ricordano quanto odiasse,d’estate,recarsi sulla spiaggia,tanto più in un bagno affollato di gente: troppi occhi,molti commenti. Così se ne stava da sola sotto l’ombrellone, nelle ore più calde,quando gli altri erano a pranzo e lei lo saltava per la fissa di dimagrire,con addosso per di più un cardigan di lana marrone. “In costume? Non ci penso neanche!” In questo modo un poco di colore in faccia lo guadagnava; sudando,qualche grammo lo smaltiva e non ci si doveva sforzare neppure di stare in compagnia,trovare gli argomenti,partecipare ai giochi o agli scherzi collettivi. Non si sentiva giovane come gli altri. O meglio si poneva troppi divieti,tremava al solo pensiero di doverli infrangere; non aveva mai detto una bugia. ” Figurati se posso andare in moto sino al Lido senza il permesso!” I rimproveri a casa forse c’erano o forse erano una scusa,di fatto la sua fu un’adolescenza senza sotterfugi,senza nuove esperienze nè i soliti contrasti. ” Non mi va! Andate voi.Un’altra volta!”: E via che passa il tempo,gli anni,gli amici. Oddio,qualcuno resta,si attarda ad insistere con la perseveranza di un benefattore ma i più cambiano strada.Anche le amiche hanno le loro storie,i consueti intrallazzi,la smania di conoscere. ” No,non me la sento! Andate voi.” Solita musica. Anche a scuola,avesse potuto non esserci! Invece il suo nome stava,come tutti gli altri,sul registro di classe,giusto a metà. Aveva un bel dire – Speriamo che finisca ! – Durò cinque anni quel martirio e dopo,si era ancora daccapo:studiare,gli esami,la laurea.